Quando si pagano gli acconti IRES e Irap?

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Esistono diversi metodi di calcolo della base imponibile IRAP, a seconda della natura dell’attività svolta dal contribuente. Nella determinazione della base imponibile IRAP non possono essere presi in considerazione gli accantonamenti per rischi e passività, nonché le componenti straordinarie.

Per le imprese commerciali e manifatturiere, la base imponibile IRAP è rappresentata in linea di massima dal margine lordo d’impresa del bilancio. Oltre alle voci indeducibili di cui sopra, ai fini della base imponibile IRAP sono esclusi gli interessi attivi e passivi e gli accantonamenti per rischi su crediti.

L’IRAP è applicata su base regionale e le regioni possono aumentare o diminuire l’aliquota IRAP standard fino allo 0,92%. Le imprese con strutture in diverse regioni devono ripartire la loro base imponibile complessiva tra le diverse regioni sulla base del costo del lavoro del personale dislocato nelle varie sedi. Le strutture diventano rilevanti ai fini del calcolo dell’IRAP se sono state istituite da più di tre mesi. Le società italiane con stabili organizzazioni (PE) all’estero, così come le società di navigazione che si qualificano per il regime di tonnage tax (vedi Tonnage tax di seguito), non sono soggette all’IRAP sul reddito conseguito attraverso queste PE.

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Attraverso i decreti legge “Cura Italia”, “Liquidità”, “Rilancio” e “Agosto”, il governo italiano ha attuato una serie di misure fiscali volte a sostenere l’economia italiana. Si riportano di seguito le più significative di queste misure, riguardanti: 1) sospensioni, proroghe e rinvii; 2) cancellazione e riduzione di imposte; 3) incentivi e contributi a fondo perduto; 4) sostegno alla capitalizzazione; 5) misure settoriali; 6) altre misure.

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Sospensione dei versamenti contributivi per imprese e professionisti con ricavi o compensi inferiori a 50 milioni di euro: per le imprese e i professionisti che nei mesi di marzo e aprile 2020 hanno subito una riduzione del fatturato o dei compensi di almeno il 33% rispetto agli stessi mesi del periodo d’imposta 2019, sono stati sospesi i versamenti contributivi di aprile e maggio 2020, relativi alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati e alle detrazioni per imposte regionali e comunali, IVA, contributi previdenziali e assistenziali e premi di assicurazione obbligatoria. Gli importi dovuti possono essere liquidati in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020, oppure in un massimo di quattro rate mensili di pari importo a partire dal 16 settembre 2020. In alternativa, il decreto legge di agosto stabiliva che il 50% dei pagamenti sospesi poteva essere versato in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020, o in un massimo di quattro rate mensili di pari importo (con la prima rata in scadenza entro il 16 settembre 2020), con la possibilità di ripartire il pagamento del restante 50% in una o più rate mensili di pari importo, fino a un massimo di 24 rate mensili, a partire dal 16 gennaio 2021.

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Il periodo imponibile ordinario è pari a 12 mesi. Non è richiesta la conformità all’anno solare. In casi particolari, la durata del periodo imponibile può essere diversa dai 12 mesi (ad esempio, alle società di nuova costituzione può essere consentito di avere periodi imponibili fino a 18 mesi; le società che sono coinvolte in operazioni straordinarie [fusione, scissione, ecc.], così come le società che vengono liquidate, possono avere periodi imponibili inferiori ai 12 mesi).

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Ai fini IRES e IRAP, la legge fiscale prevede sia acconti che liquidazioni. In linea generale, gli acconti sono pari all’imposta netta dovuta per il periodo d’imposta precedente e sono dovuti nel periodo d’imposta cui si riferiscono. Gli acconti dovuti sono pari al 100%.

Inoltre, per compensare i crediti d’imposta superiori a 5.000 euro, è necessario un cosiddetto “marchio di conformità” apposto da un professionista qualificato sulla relativa dichiarazione. Inoltre, vi è l’obbligo di canalizzare la presentazione del modello F24 attraverso il sistema dell’Agenzia delle Entrate (c.d. “Entratel”) in caso di compensazione dei debiti fiscali con altri crediti d’imposta.

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Ai sensi dell’art. 55 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. Decreto Cura Italia) le società che cedono a titolo oneroso entro il 31 dicembre 2020 crediti monetari “deteriorati” hanno la facoltà di optare per la conversione in crediti d’imposta delle imposte anticipate relative alle perdite fiscali non utilizzate e allo stock di rendimenti figurativi riportati a nuovo (DTA), fino al 20 per cento dell’ammontare nominale – comunque non superiore a 2 miliardi di euro di GBV – dei crediti “deteriorati” ceduti.

Tali crediti d’imposta possono essere utilizzati per compensare altri debiti fiscali e previdenziali senza l’applicazione delle limitazioni ordinarie, oppure possono essere chiesti a rimborso o trasferiti ad altre società del gruppo o a soggetti terzi.

Il suddetto incentivo fiscale è applicabile non solo ai venditori che si qualificano come banche e come altre entità finanziarie, ma anche a società che operano in altri settori di attività, come le società immobiliari.

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Al fine di convertire le DTA in crediti d’imposta ai sensi dell’articolo 55, il cedente deve esercitare l’opzione di cui all’articolo 11, comma 1, del D.L. n. 59 del 3 maggio 2016 (l'”Opzione”), che prevede il pagamento di un canone annuo determinato moltiplicando l’aliquota dell’1,5% per un importo (la “Base”), nel caso in cui tale Base sia positiva, da determinare annualmente caso per caso secondo alcune regole di dettaglio e alla luce della specifica posizione fiscale della società in termini di DTA e di imposte effettivamente pagate. L’eventuale compenso dovuto è deducibile ai fini dell’IRES e dell’IRAP nei periodi d’imposta in cui viene pagato.

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